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24 Oct
24Oct

Dal caso della Sfattoria degli Ultimi a Roma alla vicenda dei cinghiali nel parco della Maggiolina a La Spezia, l'estate del 2022 ha fatto emergere due verità innegabili:

  1. L'inadeguatezza delle istituzioni, incapaci di comprendere che la sensibilità collettiva è cambiata.
  2. Una mobilitazione senza precedenti che ha unito associazioni, medici veterinari e persone comuni dotate di buon senso.

Ma oltre l'aspetto emotivo, esiste un dato scientifico clamoroso che smaschera l'errore di chi invoca gli abbattimenti come unico rimedio. Il paradosso del cinghiale: più spari, più aumentanoDati inconfutabili, spiegati da esperti come il Prof. Andrea Mazzatenta (Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo) e il Dr. Massimo Vacchetta, dimostrano che la proliferazione dei cinghiali e il conseguente aumento dei danni all’agricoltura sono una conseguenza diretta della pressione venatoria.Spieghiamolo meglio:

I branchi di cinghiali hanno una struttura sociale precisa, dominata dalle femmine "matriarche". La matriarca è l'unica a riprodursi poiché i suoi feromoni inibiscono la fertilità delle altre femmine di rango inferiore.
Cosa succede durante le battute di caccia? I cacciatori spesso abbattono proprio le matriarche. Questo causa la disgregazione del branco e interrompe il blocco ormonale: le altre femmine vanno subito in estro, iniziando a riprodursi più volte nello stesso anno e formando a loro volta nuovi branchi.Il fallimento della "politica delle doppiette"I cacciatori, che spesso si propongono come "solutori" del problema, ne sono in realtà i principali artefici. Anche l'ISPRA lo conferma: la strategia basata sulle doppiette ha fallito.

I numeri parlano chiaro: il Prof. Mazzatenta ricorda il caso della Toscana, dove a seguito degli abbattimenti sistematici il numero di esemplari è raddoppiato, raggiungendo le 200.000 unità. Nonostante l'evidenza scientifica e i richiamicontro le Regioni che continuano ad affidarsi al mondo venatorio, sui social e nella politica si continua a invocare il sangue come soluzione.
L'essere umano resta l'unico responsabile degli squilibri naturali che poi pretende di curare con ulteriore violenza.




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